In occasione di “Tangere Molise in Argentina” dove si presentavano nella villa Victoria Ocampo le sue opere, Tony Vaccari mi ha parlato dell’unico ricordo visivo che ha della madre: una luce che arriva di spalle e la pone come una sylouette sorridente, una gioia di infanzia che da lì a poco sarebbe scomparsa all’improvviso accompagnata dai gemelli che aveva in grembo. Nelle immagini fotografiche del molisano c’è l’esclusiva ricerca di questo momento, di questa luce-ricordo che si riproduce sui volti dei più grandi artisti (ex Afro), dei più grandi poeti (ex Ungaretti), della più bella gente molisana (ex il vecchio della mia Italia) ma anche dei luoghi come “La stanza dove Dante Alighieri scrisse la Divina Commedia”, sobria, con un tavolo e una sedia d’epoca, ma illuminata da una lampadina artificiale… Nelle opere di Cornelio Prezioso, invece, si legge il silenzio, come una fatalistica disincronia tra arrivi e partenze. Sguardi su paesaggi a volte mediterranei, o di interni estivi, sempre comunque posti con la condizione di chi guarda il mondo femminile che si allontana. Attimi di distanza cuciti dal silenzio di chi prima era proprio lì, nel punto dove c’è adesso l’osservatore che sta guardando. È la rappresentazione trasversale di una meridiana che non segna il tempo ma distacchi fatti di cromatismi metodici studiati con gli ingredienti della luce che trasforma introspezioni e soggettività in forma di figurazioni che interrogano come un Joyce in un solo giorno interroga un eterno viaggiatore del mito.
Antonio Picariello
Da Nuovo Molise, anno III n. 228,1998



